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La personalità giuridica della natura: quando laghi e fiumi hanno diritti legali

Personalità giuridica fiumi e laghi

Dare voce alla natura e riconoscerle diritti legali: è questa la nuova frontiera del diritto ambientale, a cui sempre più comunità e amministrazioni locali tendono per tutelare i propri territori.

A primo impatto può sembrare una provocazione, ma in realtà non è affatto così: quella del riconoscimento dello status di «persona giuridica» agli ecosistemi è il risultato di un lungo percorso in difesa dell’ambiente.

 

I PRIMI CASI: ECUADOR E BOLIVIA

Nel 2008, l’Ecuador è stato il primo Stato a introdurre costituzionalmente il diritto della “natura o Pacha Mama, dove si riproduce e si realizza la vita, (…) al mantenimento e alla rigenerazione dei suoi cicli vitali, strutture, funzioni e processi evolutivi”.

Due anni dopo, anche la Bolivia ha riconosciuto “diritti della Madre Terra” attribuendo alle risorse naturali un diritto alla rigenerazione, alla vita ed alla diversità.

 

PERSONALITÀ GIURIDICA A FIUMI E LAGHI

Un passo importante è stato compiuto dalla Nuova Zelanda: nel 2017 il parlamento ha deciso di accordare al fiume Whanganui (sacro al popolo Maori) ed ai suoi affluenti lo status di «persona giuridica». Tale decisione riconosce il fiume come ecosistema integrato, composto da tutti gli esseri viventi che lo popolano, dalla sorgente alla foce.

Un ulteriore sviluppo si è avuto in India, dove i fiumi Gange e Yamuna sono stati definiti come “entità viventi con lo statuto di persone morali” dall’alta Corte dello Stato himalayano dell’Uttarakhand.

Sempre nel 2017, la Corte Costituzionale della Colombia ha riconosciuto il bacino del fiume Atrato come «soggetto di diritto», imponendo allo Stato di proteggere l’habitat naturale, sciogliere le attività minerarie inquinanti, bonificare il territorio e indennizzare le comunità etniche indigene dei danni provocati dallo sfruttamento non sostenibile dell’area.

Tutti questi provvedimenti hanno riconosciuto un nuovo principio nel diritto ambientale contemporaneo, permettendo agli abitanti di un territorio di poter concretamente adire un tribunale a nome di fiumi e laghi e difenderne gli interessi nel caso in cui questi ultimi fossero messi in pericolo dalle attività umane.

 

GLI ULTIMI CASI: IL LAGO ERIE IN OHIO E I FIUMI DEL BANGLADESH

In questi mesi la tematica è tornata di stretta attualità. In Ohio è in corso un profondo dibattito sul riconoscimento dei diritti legali al lago Erie, sul quale si affacciano le città di Buffalo, Cleveland e Toledo. Proprio gli abitanti di quest’ultima, ad inizio anno, hanno votato una legge (Lake Erie Bill of Rights) che riconosce al lago il diritto di “esistere, prosperare ed evolversi in maniera naturale”.

Ciò garantisce l’esistenza e la protezione del lago a prescindere dall’utilità che ha per l’uomo. In questo modo, i cittadini contano di fermare l’inquinamento del lago, che da anni provoca la proliferazione di alghe tossiche a causa delle acque di scolo dei terreni agricoli circostanti.

L’azione dei toledani è stata sostenuta dal Community environmental legal defense fund, una ong che da anni assiste e supporta comunità locali ed amministrazioni che vogliano perorare cause ambientali e promuovere diritti ambientali.

A luglio, invece, il Bangladesh ha attribuito personalità giuridica ai suoi circa settecento fiumi, i cui diritti potranno essere tutelati grazie al sostegno di un nuovo organismo, la National River Conservation Commission, nominata direttamente dal governo.

 

IL DIRITTO MODERNO ATTINGE DAL PASSATO

Il diritto della natura è l’evoluzione “giuridica” di una dottrina che affonda le proprie origini nelle comunità indigene. Le popolazioni autoctone (quelle che in giurisprudenza vengono definite “tradizioni giuridiche ctonie”) pongono da sempre l’ambiente al centro del proprio “diritto”: anche se non esistono norme scritte, le leggi orali solcano i secoli e tramandano il primato della natura sull’uomo, dandole in molti casi una connotazione sacra.

Le tradizioni giuridiche moderne (civil e common law) stanno assorbendo molti di questi concetti, facendone parte integrante del proprio ordinamento interno e del dibattito internazionale: un esempio di come le tradizioni giuridiche del mondo siano in continuo dialogo tra loro, influenzandosi a vicenda ed attingendo a contenuti reciproci (leggi di più su questo argomento).

L’idea della personalità giuridica alla natura era stata sviluppata per la prima volta da Christopher D. Stone, professore dell’University of Southern California, che già nel 1974 sosteneva come questo processo avrebbe portato due benefici importanti alla natura: nessuno l’avrebbe più potuta lecitamente possedere e sarebbe stata rappresentabile nei tribunali.

Ci sono voluti decenni e percorsi tortuosi, ma adesso la visione di Stone sta assumendo contorni significativi.

 

RISULTATI E VISIONE D’INSIEME

I risultati di queste azioni giuridiche ovviamente non sono scontati. Quanto fatto da Ecuador e Bolivia, ad esempio, non ha fermato il degrado ambientale degli ultimi dieci anni. Stesso discorso vale anche per gli altri casi menzionati.

“Sostenere che un fiume abbia dei diritti non significa autonomamente garantirne la tutela”, ha affermato Maria Lee dello University College di Londra, in un’intervista al New Scientist ripresa da Internazionale. “L’impressione è che il modo in cui (finora) abbiamo affrontato la crisi ambientale non funzioni”; tuttavia, questa nuova strategia giuridico-legale da sola non è garanzia di successo.

La possibilità che i cittadini hanno di proteggere il proprio territorio, insomma, non basta. È certamente un’arma importante, che però deve essere allargata a livello internazionale e, soprattutto, dev’essere integrata con una politica ambientale di ampio respiro. Siamo solo all’inizio e ognuno, con questi e altri mezzi, è chiamato a fare la propria parte.

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